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La mostra itinerante SeiSud fa tappa a San Bendetto del Tronto
Festa del Vino a Pergola (PU)
Antiquariato ad Ascoli Piceno
Cattedrale di San Ciriaco ad Ancona
Il Duomo di Ancona sorge sui resti di una chiesa paleocristiana, a sua volta costruita sulle fondamenta di un tempio pagano famoso nell'antichità classica e dedicato a Venere Euplea, protettrice della navigazione. Per i suoi lunghi tempi di costruzione, San Ciriaco risulta stilisticamente assai complesso, anche se si può classificarlo come un esempio tra i più interessanti dell'architettura romanica. Dedicato dapprima a San Lorenzo, prese in seguito il nome del martire San Ciriaco, patrono della città, le cui reliquie sono conservate nella cripta. La cupola centrale dimostra i rapporti con l'Oriente e conferma che questo genere di cupole, su architetture romaniche, si presenta sempre in località costiere, dove, cioè, erano più frequenti i contatti con quei Paesi e con quell'arte. Isolato sulla parte alta della città, con il mare alle spalle, San Ciriaco sembra quasi offrirsi ai venti come un veliero impietrito: uno dei tanti vascelli che hanno fatto la gloria marinara della città. All'interno, le transenne delle navate di destra sono composte dalle formelle dell'antico pluteo di Maestro Leonardo, del XII secolo. Questi bassorilievi a tarsia erano, in origine, a paste colorate, e rappresentano, da un lato, figure di santi e, dall'altro, figure di animali a coppie.
Le "Porticine del morto" ad Ascoli Piceno
In molte abitazioni di origine medievale, accanto alla porta d'ingresso c'è una porta più piccola detta "del morto", perché si riteneva venisse aperta solo per consentire l'uscita di una bara in caso di lutto e poi subito dopo murata. In realtà il portale grande era l'ingresso della bottega mentre dalla porta più piccola si accedeva all'abitazione che si trovava al piano superiore.
Macerata, il nome e lo stemma
Si sono fatte molte ipotesi sulla questione dell'origine del nome della città di Macerata. Il toponimo terra de Maceriatinis compare nel 967 e, più tardi, nei documenti si cita il Castrum Maceratae ed infine, successivamente, la città viene identificata con il nome di civitatis Maceratae. Nello stemma che rappresenta la città di Macerata, fin dai tempi della sua fondazione (1138), fu raffigurato il simbolo della mola o macina su scudo rosso sormontato da una corona regia radiata, la quale si giustificava con il fatto che nella stessa città risiedeva la Curia generale con il Rettore della Marca anconitana sin dal 1249.
La maiolica di Urbino
La maiolica vanta nella Terra del Duca un'antica tradizione. Nel'400 e nel '500, quando si sviluppa il gusto raffinato narrativo delle maioliche istoriate, esse si diffondono in varie parti d'Europa, anche grazie al fatto che costituiscono regali nuziali e doni che i sovrani si scambiano. Nel Ducato di Urbino, tra le botteghe, si forma una fitta rete di rapporti non solo artistici (i vasai usano motivi identici: grottesche, trofei e "Donne Belle"), ma anche economici. A Gubbio opera Mastro Giorgio, celebre per aver raggiunto risultati ineguagliati nella tecnica del lustro, ottenuto con pigmenti metallici che, aderendo alla superficie del manufatto con la cottura, gli conferiscono una bella colorazione dai riflessi aurei, argentei e rosso rubino; a Urbino lavora Francesco Xanto Avelli di Rovigo che ha l'appoggio di Francesco Maria I Della Rovere, al quale in seguito dedicherà il poema "Il Rovere Vittorioso"; a Pesaro si producono maioliche per le quali giungono ai Della Rovere parole di ammirazione da tutta Italia da parte di coloro a cui sono state offerte in dono; a Casteldurante numerosi maiolicari creano varie decorazioni che diventano famose presso le corti d'Europa e sono presenti illustri artisti come Nicola e Guido Pellipario e Giorgio Picchi il Vecchio. La Terra del Duca è attraversata dalla Strada della Ceramica, una delle più antiche e preziose espressioni d'arte: parte da Pesaro, prosegue per Urbino, Casteldurante e arriva fino a Gubbio. Le botteghe artigianali di queste città, che possiedono prestigiosi musei, ripropongono ancora oggi oggetti di ispirazione cinquecentesca. Il Museo delle Ceramiche di Pesaro, situato presso palazzo Toschi-Mosca, uno dei più importanti d'Italia, raccoglie capolavori, in particolare del Rinascimento, provenienti dalle botteghe di Casteldurante, con le opere di Nicola Pellipario, chiamato anche Nicola da Urbino, e da quelle di Mastro Giorgio, di Orazio Fontana, di Francesco Xanto Avelli, per un totale di oltre 3400 ceramiche.
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